Le Implicazioni etiche dell’Internet of Things

Se fossi uno studente oppure un giovane laureato alla ricerca della propria “strada” personalmente mi fionderei nel mercato dell’Internet of things o internet delle cose. Pensate che solo lo scorso anno la sua dimensione economica globale è stata valutata di circa 160mld di dollari, e nel 2020 salirà di oltre 600mld di dollari con un tasso di crescita annuo superiore al 30%.

L’espressione internet of things è stata coniata qualche anno fa, per definire l’insieme di tutti gli oggetti connessi ad internet che non siano gli abituali devices come computer, smartphone e tablet.

E quali sono gli altri oggetti? La risposta è: tutti quelli che vuoi!  Il limite è solo la tua fantasia. Qualche esempio? Braccialetti e sensori per il fitness, le scarpe, guantoni da box, le automobili, le radio, gli impianti di riscaldamento e condizionamento ma anche gli elettrodomestici, le lampadine, le telecamere, l’arredamento, i container per le merci, i collari per gli animali attraverso degli appositi sensori o le piante per controllare il fabbisogno di luce a acqua oppure ancora in campo medicale per controllare lo stato di salute degli individui, insomma qualsiasi dispositivo equipaggiato con un software che ci permette di scambiare dati, un’immensa mole di dati! da analizzare, confrontare, utilizzare e soprattutto gestire.

A cosa serve tutto questo?

Senza dubbio per ottimizzare risorse ed energie automatizzando processi e mettendoci a disposizione informazioni che prima non avevamo. Potremmo avere così strade intelligenti che modificano percorsi e tempi semaforici in funzione del traffico, oppure avere informazioni sul parcheggi disponibili che attraverso dei sensori ci avvisano per tempo.

O ancora potremmo avere dei termostati intelligenti per gestire in maniera ottimale il nostro riscaldamento con il conseguente risparmio energetico ed economico.

Al di la delle implicazioni su come gestire in materia di privacy tutti questi dati, cosa che francamente mi preoccupa fino ad un certo punto, mi pongo una domanda di “natura etica”… limitiamo questi oggetti a raccogliere dati e informazioni oppure ci spingiamo oltre e lasciamo che questi oggetti decidano per noi?  Se un’automobile senza conducente si trova a dover scegliere tra un bambino che d’improvviso attraversa la strada o finire dritto contro un marciapiede pieno di persone, quale sarà la sua scelta? E di chi sarà la responsabilità? Del programmatore, della casa automobilistica o del bambino?